Maria Manca Console d’Italia a Detroit

Maria Manca Console d’Italia a Detroit

Maria Manca è nata a Ozieri (Sassari) nel 1982. Nel 2008 si è laureata con lode in Relazioni Internazionali presso l’Università per Stranieri di Perugia. In seguito ad esame di concorso, nel 2010 è entrata in carriera diplomatica.

Il suo primo incarico è presso la Direzione Generale per la cooperazione allo sviluppo. Dal 2013 al 2017 presta servizio all’Ambasciata d’Italia a Tokyo con l’incarico di Primo Segretario commerciale.

Il 16 marzo 2017 assume le funzioni di Console a Detroit, competente per Indiana, Kentucky, Michigan, Ohio e Tennessee.

L’ON. LA MARCA (PD) A TORONTO E A MONTRÉAL CON IL DIRETTORE GENERALE DEGLI ITALIANI ALL’ESTERO, MINISTRO VIGNALI

L’ON. LA MARCA (PD) A TORONTO E A MONTRÉAL CON IL DIRETTORE GENERALE DEGLI ITALIANI ALL’ESTERO, MINISTRO VIGNALI

Giornate intense di presenza e di contatti nelle importanti comunità canadesi di Toronto e di Montréal per l’On. Francesca La Marca in occasione della visita del Direttore Generale per gli italiani all’estero, Ministro Luigi Maria Vignali.
Il 2 ottobre, infatti, a Toronto, la sua città, ha dato il benvenuto al Direttore Vignali alla presenza dell’Ambasciatore Taffuri, del Console Generale d’Italia Eugenio Sgrò e del COMITES di Toronto. Ha partecipato inoltre alla riunione svoltasi sulle problematiche consolari nella circoscrizione di Toronto, un tema – quello del costante monitoraggio dei servizi ai connazionali – che è stato un impegno costante della parlamentare. La riunione, per affermazione dello stesso Direttore Vignali, “è stata fortemente voluta dall’On. La Marca”.
Ha fatto seguito un incontro con i rappresentanti della comunità, durante il quale l’On. La Marca ha portato il suo contributo.
L’indomani, a Montréal, la parlamentare ha avuto un proficuo incontro, su loro invito, con i dirigenti del PICAI, il benemerito ente gestore che da mezzo secolo assicura l’insegnamento della lingua e della cultura italiana nel Québec.
Il 4 mattina, ha partecipato alla riunione, promossa dal Direttore Vignali ed ospitata dalla Console Generale d’Italia Silvia Costantini, con i consoli dl Nord America e Oceania, nella quale si è fatta un’approfondita disamina delle questioni legate alla vita dei Consolati, soprattutto nel rapporto con i nostri connazionali.
La sera, presso la Casa d’Italia, è intervenuta nell’incontro con la comunità, organizzato con il fattivo contributo dell’ UNAIE (Unione Nazionale Associazioni Immigrati ed Emigrati) e del COMITES di Montréal.
Nel suo intervento di saluto, la parlamentare ha insistito sulla forte italianità di Montréal nel contesto nordamericano e sulla proficuità del lavoro svolto in precedenza sui servizi ai connazionali.
In complesso, un lavoro che ha consentito di mettere a fuoco tre temi cardine dell’impegno parlamentare dell’On. La Marca: i servizi consolari, il rafforzamento della promozione della lingua e della cultura italiana e il sostegno al ruolo dell’associazionismo.

On./Hon. Francesca La Marca, Ph.D.
Circoscrizione Estero, Ripartizione Nord e Centro America
Electoral College of North and Central America
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On./Hon. Francesca La Marca Chamber of Deputies – Italian Chamber of Deputies

On./Hon. Francesca La Marca Chamber of Deputies – Italian Chamber of Deputies

On./Hon. Francesca La Marca
Camera dei Deputati – Italian Chamber of Deputies
Circoscrizione Estero – Rip. Nord e Centro America
Electoral College of North and Central America
Newsletter – 5 SETTEMBRE 2019
Perché SI al nuovo governo PD-5Stelle

Cari amici,

come sapete nei 14 mesi della legislatura che si è svolta fino all’inaspettata crisi di agosto, il Partito Democratico ha esercitato una dura e coerente opposizione e io stessa, con il voto e con gli interventi in Parlamento, non ho lesinato critiche alle discutibili scelte compiute dal governo giallo-verde 5Stelle-Lega, ispirate in genere da intenti populisti e sovranisti.

Crisi di governo: una scelta cinica

Poi è arrivato Salvini che, tra un selfie e un mojito, ha annunciato da una spiaggia assolata la crisi del governo di cui lui stesso era vice premier e ministro, con l’idea di portare il suo partito all’incasso dei sondaggi allora favorevoli.
Una scelta cinica e brutale che lo ha portato a calpestare gli interessi vitali del Paese per un gioco politico di parte.

In queste settimane, infatti, si prepara il bilancio dello Stato, si avvia l’attività dei nuovi organismi europei, con i quali l’Italia ha tutto l’interesse a dialogare, soprattutto si deve scongiurare l’aumento dell’IVA per evitare che i prezzi salgano, i consumi diminuiscano e l’economia prolunghi la sua stagnazione.

Una bella coltellata alle spalle di un Paese in seria difficoltà, proprio da parte di chi ha cavalcato per mesi e mesi gli slogan “Prima l’Italia”, “Prima gli italiani”.

Che fare di fronte ad una situazione così drammatica?

Se anche noi del PD avessimo badato ai nostri interessi, saremmo dovuti andare diritto alle elezioni per convincere gli elettori di quanto sia stata improvvida la scelta di mettere l’Italia in mano a gente inesperta e spregiudicata.
Ma noi siamo diversi da Salvini. Per noi l’interesse nazionale, anche senza sbandierarlo, viene prima veramente e mai deve essere prevaricato da interessi di parte.

La risposta della responsabilità

E’ rimasta, dunque, una sola strada percorribile, quella della responsabilità.
Una responsabilità che ci ha portato a cercare di costruire un difficile rapporto di collaborazione con una forza, i 5Stelle, che non ci hanno mai lesinato attacchi virulenti e ingiusti e dai quali siamo lontani per cultura e metodo politico.

L’abbiamo fatto per l’Italia, per evitare che si accentuasse pericolosamente la deriva economica e sociale nella quale si trova. E l’abbiamo fatto per amore della democrazia perché consegnare l’Italia a un uomo come Salvini che chiede al popolo “pieni poteri”, trascurando che la nostra è una democrazia rappresentativa, e fa appello alle “piazze” contro i suoi avversari politici, significa mettersi su una china pericolosissima.

Inizia, dunque, un nuovo percorsonella piena legittimità costituzionale, attraverso il quale abbiamo il dovere di dare stabilità al governo del Paese e soprattutto lavorare per il rafforzamento e per il rinnovamento della società italiana.

Rinnovare l’Italia

Ora siamo di fronte ad una nuova sfida. Il punto centrale è proprio questo: rinnovare l’Italia partendo dai bisogni più vivi e diretti dei suoi cittadini. In questa diversa prospettiva spero che il nuovo governo intraprenda una strada di lastricata di cose da fare per risanare e rinnovare.

Sul piano del programma, sono contenta che il Partito Democratico sia riuscito ad ottenere il taglio del cuneo fiscale, vale a dire la diminuzione delle tasse nella busta paga dei lavoratori. Allo stesso tempo, sono soddisfatta per l’attenzione che si rivolge ai giovani, vero banco di prova del futuro, tentando anche di realizzare quelle condizioni per il rientro di quanti hanno dovuto cercare all’estero occasioni di lavoro.

Altre due cose mi piace salutare con convinzione: lo sblocco dei cantieri sospesi, che significa sblocco del lavoro, e un piano di finanziamenti per la ripresa del Mezzogiorno, su cui io stessa ho presentato una mozione in aula che spero possa essere ricalendarizzata al più presto. Un punto di svolta, poi, potrà diventare il Green New Deal, da noi proposto, vale a dire il piano straordinario di investimenti per rendere l’Italia il Paese più verde d’Europa e per difendere il territorio e i centri minori del nostro meraviglioso Paese dal dissesto e dall’abbandono.

Questioni aperte

Ci sono anche – non voglio tacerlo – questioni di più difficile mediazione.

La prima, molto importante sul piano etico prima ancora che politico, è quella della civiltà verso i migranti, i cui flussi devono essere regolati e contrattati a livello europeo, ma che non possono essere lasciati morire in mare.

La seconda è quella del taglio dei parlamentari, che ci ha visti contrari finora soprattutto per il modo come è fatto, vale a dire senza prevedere il rispetto della presenza in Parlamento delle minoranze e senza modificare il funzionamento del Parlamento.

Ora questi aspetti dovrebbero essere contestualmente affrontati.

Per quanto ci riguarda, non abbiamo accettato che il taglio riguardasse linearmente anche gli eletti all’estero, già penalizzati rispetto al numero dei connazionali da rappresentare. Personalmente questa sarà la mia maggiore difficoltà, non per una difesa corporativa ma per una questione di principio, vale a dire perché nessuno metta in discussione il principio che gli italiani all’estero valgano come quelli in Italia. Finora ho agito su questo ascoltando la mia coscienza e rispettando le persone che rappresento e così continuerò a fare.

Mi auguro, infine, che si volti pagina sul modo inconsistente e propagandistico come è stata gestita la delega per gli italiani nel mondo usando finalmente un linguaggio di verità e chiamando a raccolta tutte le forze disponibili per fare il bene di questo importante pezzo d’Italia fuori dall’Italia.

La lista completa dei ministri del governo Conte

MINISTRI CON PORTAFOGLIO

Luciana Lamorgese – Ministero dell’Interno
Luigi Di Maio – Ministero agli Affari Esteri (M5s)
Alfonso Bonafede – Ministero alla Giustizia (M5s)
Lorenzo Guerini – Ministero alla Difesa (Pd)
Roberto Gualtieri – Ministero all’Economia (Pd)
Dario Franceschini – Ministero alla Cultura e Turismo (Pd)
Paola De Micheli – Ministero ai Trasporti (Pd)
Roberto Speranza – Ministero alla Salute (Leu)
Lorenzo Fioramonti – Ministero all’Istruzione (M5s)
Stefano Patuanelli – Ministero allo Sviluppo Economico (M5s)
Nunzia Catalfo – Ministero al Lavoro (M5s)
Teresa Bellanova – Ministero all’Agricoltura (Pd)
Sergio Costa – Ministero all’Ambiente (M5s)

MINISTRI SENZA PORTAFOGLIO
Federico d’Incà – Ministero ai rapporti con il Parlamento (M5s)
Paola Pisano – Ministero all’Innovazione tecnologica (M5s)
Fabiana Dadone – Ministero alla Pubblica amministrazione (M5s)
Peppe Provenzano – Ministero al Sud (Pd)
Francesco Boccia – Ministero agli Affari regionali (Pd)
Elena Bonetti – Ministero alle Pari opportunità e famiglia (Pd)
Enzo Amendola – Ministero agli Affari europei (Pd)
Vincenzo Spadafora – Ministero alle Politiche giovanili e allo Sport (M5s)

LA RIDUZIONE DEGLI ELETTI ALL’ESTERO È INIQUA E DANNOSA PER IL PAESE

LA RIDUZIONE DEGLI ELETTI ALL’ESTERO È INIQUA E DANNOSA PER IL PAESE

ROMA, 23 NOVEMBRE 2018

PARLAMENTARI PD ESTERO: LA RIDUZIONE DEGLI ELETTI ALL’ESTERO È INIQUA E DANNOSA PER IL PAESE

Sulle proposte di legge costituzionali di riduzione del numero dei parlamentari, presentate dal Movimento 5Stelle, dalla Lega e da Forza Italia, sono in corso le consultazioni presso la Commissione affari costituzionali del Senato. Per quanto riguarda gli italiani all’estero le proposte sono univoche: riduzione da 18 a 12 parlamentari (8 alla Camera, 4 al Senato).

Anche se esse provengono da forze che si sono sempre dichiarate contrarie ad una rappresentanza autonoma degli italiani all’estero (la Lega votò contro l’inclusione in Costituzione della circoscrizione Estero), il proposito è grave e lesivo prima di tutto sotto un profilo costituzionale. Il rapporto di rappresentanza degli italiani all’estero rispetto a quello dei residenti in Italia è stato fin dalla sua origine squilibrato, a danno degli iscritti all’AIRE. Nel 2006, quando si votò per la prima volta, in Italia un parlamentare corrispondeva a 50.600 elettori, all’estero a 150.000 elettori: tre volte di più.

Nei 12 anni trascorsi, il corpo elettorale in Italia è restato stazionario, mentre all’estero è cresciuto del 56%. Nelle ultime elezioni, ad ogni deputato in Italia corrispondevano mediamente 96.000 abitanti, all’estero 400.000, 4 volte di più; per ogni senatore in Italia 192.000 abitanti, all’estero 800.000.

Se passassero le modifiche proposte, la cosa si aggraverebbe. Infatti, in Italia alla Camera il quoziente di rappresentanza sarebbe di 151.000 elettori, all’estero di 687.500 (+4,5), mentre al Senato in Italia di 302.000 elettori, all’estero di 1.375.000. Eppure, in nessuna parte della Costituzione sta scritto che i cittadini italiani sono diversi sulla base della residenza territoriale.

Un rapporto così squilibrato tra eletto ed elettori all’estero significherebbe rendere puramente simbolica la partecipazione dei cittadini all’estero alla vita democratica del Paese, alla faccia dell’”effettività” voluta dalla Costituzione.

In realtà, dietro queste proposte, qual è l’idea dell’Italia nel mondo che traspare? Da anni, soprattutto per limitare l’impatto della crisi e della stagnazione, si sta facendo uno sforzo per proiettarsi nel mercato globale con una strategia di promozione integrata del nostro sistema, attraverso l’internazionalizzazione economica, l’offerta culturale e – risorse delle risorse – la rete delle comunità e delle nuove emigrazioni.

Dare un significato di negatività e di marginalizzazione ai cittadini all’estero, per altro in un momento di scarsa attrattività del Paese sul piano internazionale, a chi conviene? Non certo all’Italia, ai suoi interessi e alla risoluzione dei suoi problemi.

I Parlamentari PD eletti all’estero: Garavini, Giacobbe, Carè, La Marca, Schirò, Ungaro