Sulla parita di genere bisogna ancora atture l’art. 3 della Constituzione

Sulla parita di genere bisogna ancora atture l’art. 3 della Constituzione

Oggi celebriamo la Giornata internazionale della donna e vogliamo porre all’attenzione della società e della politica il cammino che ancora c’è da fare nel mondo, ed anche in Italia, per raggiungere una effettiva parità di genere.
Sono state fatte tante conquiste, sia in ambito sociale che politico, e non le vogliamo sottovalutare tuttavia, non possiamo tacere le discriminazioni e le violenze che tutt’ora persistono a scapito delle donne. Infatti, secondo il Rapporto annuale del Word Economic Forum, nella classifica messa a punto esaminando 142 Paesi, l’Italia ha avuto un peggioramento di nove posizioni rispetto allo scorso anno per quanto riguarda il gender gap. Ritengo che questo sia particolarmente allarmante: significa che nonostante i progressi, sul piano legislativo, manca ancora una cultura della parità. Pertanto, penso che sia urgente e doveroso adoperarsi per affermare, soprattutto nella quotidianità, una cultura che favorisca buone pratiche per una parità di genere effettiva”.
Dobbiamo lavorare con politiche concrete per evitare quelle discriminazioni a cui sono soggette ancora le donne, soprattutto nel mondo del lavoro, dove è difficile conciliare la maternità e la carriera: è una questione di buon senso
che ce lo indica anche con forza
l’art. 3 della Costituzione, richiamandoci alla piena realizzazione
del principio di uguaglianza.
Fucsia Nissoli Fitzgerald
Deputata al Parlamento Italiano
Circoscrizione Estero – Ripartizione Nord e Centro America
Ieri sono intervenuta nelle Commissioni riunite esteri e cultura della Camera dei Deputati

Ieri sono intervenuta nelle Commissioni riunite esteri e cultura della Camera dei Deputati

Ieri, nel mio intervento, nelle Commissioni riunite esteri e cultura della Camera dei Deputati, sullo  

Schema di decreto legislativo recante disciplina della scuola italiana all’estero (Atto N. 383),  

ho espresso alcune perplessità, perché tale provvedimento, più che riformare una legge ormai obsoleta, cioè la 153 del 1971, realizza più o meno una manutenzione ed un aggiornamento delle norme esistenti trattando più gli aspetti sindacali che le questioni di struttura.

 

Pensavo che sarebbe stato importante creare una cabina di regia ma nel decreto questo non c’è, spero che venga inserito  

nelle osservazioni della Commissione esteri.  

Una cabina di regia che serve a coordinare tutti gli interventi di promozione linguistica e scolastica all’estero in modo che siano più rispondenti  

alle esigenze degli italiani all’estero e di quelli che  

amano la lingua italiana e la vogliono imparare.  

Una cabina di regia dove siano rappresentati i Ministeri interessati,  con il contributo anche  delle forze sociali e dei tanti organismi associativi e rappresentativi di milioni di nostri connazionali che vivono all’estero.

 

Ritengo che nel decreto in questione ci dovrebbe essere un esplicito riferimento alla formazione linguistica degli italiani all’estero che devono essere i primi destinatari dell’insegnamento dell’italiano nel mondo, mentre qui non vi è distinzione tra italiani all’estero e stranieri.

 

Inoltre, bisogna fare una riflessione approfondita sul ruolo degli enti gestori, per rafforzarne il loro ruolo nel quadro della promozione della nostra lingua nel mondo,  accanto  al lavoro svolto dagli Istituti di cultura.

 

Spero che queste indicazioni vengano recepite nel parere definitivo che sarà dato dalla Commissione esteri, la prossima settimana.