LE SCUSE DEL PRIMO MINISTRO TRUDEAU AGLI ITALIANI SONO UN ATTO GIUSTO

LE SCUSE DEL PRIMO MINISTRO TRUDEAU AGLI ITALIANI SONO UN ATTO GIUSTO

«Agli uomini e alle donne che sono stati portati nei campi di prigionia o in prigione senza accusa, alle persone che non sono più con noi per ascoltare queste scuse…. ai figli e ai nipoti che hanno portato la vergogna e il dolore di una generazione passata, e alla loro comunità, che ha dato tanto al nostro Paese, ci dispiace».
Sono queste le parole salienti che il Primo ministro del Canada ha pronunciato davanti alla Camera dei Comuni per presentare le scuse del Paese agli italiani che durante la Seconda guerra mondiale, furono perseguitati, fermati e rinchiusi in campi di detenzione senza colpe e senza prove, per il solo fatto di essere «stranieri alieni», vale a dire cittadini originari di un paese schierato in un campo militarmente avverso.
Le scuse che il primo ministro Trudeau ha fatto dopo settant’anni a nome delle istituzioni canadesi sono un atto tardivo ma giusto, apprezzabile sul piano storico, civile e morale.
Il nostro pensiero, tuttavia, va oggi a quanti – decine di migliaia di persone – hanno subito le conseguenze dirette e indirette di quelle ingiustizie, sopportando sofferenze personali e gravi disagi familiari e sociali. A loro va il nostro grazie per avere resistito e creduto, nonostante tutto, nella possibilità di costruire un futuro in un Paese che pure non era stato benevolo ed equo nei loro confronti.
In questo modo essi hanno tenuto aperta la strada per la costruzione di una comunità di oltre un milione e mezzo di persone: laboriosa, costruttiva, culturalmente significativa. Il Presidente Trudeau ha compiuto un onesto e importante atto di riconciliazione, di cui gli va dato atto, ma una più profonda riconciliazione con la società canadese l’hanno realizzata giorno per giorno gli italiani con il loro lavoro, con la loro lealtà, con l’importante contributo che hanno dato allo sviluppo della loro nuova Patria.

HO ANNUNCIATO IL VOTO FAVOREVOLE DEL PD ALL’ACCORDO DI COLLABORAZIONE GIUDIZIARIA CON LA REPUBBLICA DOMINICANA

Nell’Aula di Montecitorio ho pronunciato, tra le altre, la dichiarazione di voto favorevole per conto del gruppo del Partito Democratico alla legge di ratifica degli accordi Italia-Repubblica Dominicana sull’estradizione e sulla collaborazione giudiziaria in materia penale.

L’accordo bilaterale è l’atto adottato dai due Paesi per modernizzare e rendere più efficaci gli strumenti normativi da utilizzare nel caso di richieste di estradizione, di più veloce svolgimento dei processi penali e di più corretta applicazione delle pene, in un quadro di salvaguardia dei diritti degli imputati.

Il presupposto sostanziale degli accordi risiede poi nell’ incremento delle relazioni tra i due Paesi e nella presenza di crescenti comunità di origine sia nell’una che nell’altro.

Da deputata che rappresenta in Parlamento anche la dinamica comunità italiana della Repubblica Dominicana, sono contenta di aver annunciato il voto favorevole di un gruppo importante come quello del PD, contribuendo sia pure indirettamente al compimento del percorso normativo di questo accordo.

INACCETTABILE ATTACCO DEL SINDACATO CONFSAL UNSA ALLA RETE DEI CONSOLI ONORARI NEL MONDO

Il comunicato che il Coordinamento esteri del sindacato CONFSAL UNSA ha emesso sulla risoluzione da me presentata sulla rete dei consolati onorari, attualmente all’esame della Commissione esteri della Camera, per il tono intimidatorio e per la totale deformazione delle finalità e del merito della risoluzione, rappresenta non un contributo alla discussione ma un atto intimidatorio e un tentativo di prevaricazione che respingo con sdegno e decisione.
Non è la prima volta che questo sindacato si costruisce strumentali bersagli di comodo, privi di obiettivo fondamento, allo scopo di alimentare la sua anima profondamente corporativa, anziché cercare un costruttivo dialogo e indispensabili alleanze a tutela dei giusti diritti di lavoratori che hanno molto dato alla rete dei servizi nel mondo e molto hanno ancora da avere.
Sono anni che non ho mancato occasione per ribadire che la situazione dei servizi ai connazionali sia diventata insostenibile e che sia indispensabile affrontarla riaprendo e incrementando i concorsi per il personale, sia di ruolo che a contratto, garantendo fino in fondo i diritti a chi vi lavora e assicurando retribuzioni dignitose, soprattutto al personale a contratto.
Queste posizioni le ho ribadite, ad esempio, quando ho avuto l’onore di fare a nome dei deputati del Gruppo PD la dichiarazione favorevole di voto sulla Proposta di legge Ciprini 1027-A/R come risulta dal verbale della seduta ad essa dedicata (link). In più, proprio in occasione dell’ultima legge di bilancio è stato approvato un emendamento a mia prima firma per l’assunzione di 80 nuovi contrattisti, che per quanto ancora limitato, rappresenta un passo coerente nella giusta direzione.
Ancora, nell’incontro diretto con il Ministro Di Maio, che ho avuto dopo la formazione del nuovo governo, la prima cosa che ho chiesto è stata quella di inserire l’amministrazione all’estero e la digitalizzazione del sistema dei servizi nei progetti di riforma della pubblica amministrazione e dello sviluppo digitale che questo governo persegue, come risulta dai comunicati pubblicati nell’occasione.
Mi è ben chiaro, dunque, senza le acide e inutili lezioncine del sindacato CONFSAL UNSA, quanto complessa sia la situazione di un’adeguata riorganizzazione dei servizi consolari e quanto profonda sia la prospettiva di una riforma capace di restringere la forbice tra la severa contrazione del personale e il costante aumento della domanda di servizio da parte della comunità di cittadinanza italiana nel mondo. Così chiaro che l’ho scritto nelle premesse della stessa risoluzione.
In questo quadro articolato e, ripeto molto complesso, vi è poi la situazione della rete onoraria, che rappresenta un tassello, certamente minore, del sistema.
I consoli onorari svolgono una funzione prevista dalla normativa internazionale e dall’ordinamento italiano e lo fanno a titolo gratuito. Solo chi non conosce nulla di ciò che avviene oltre le mura degli uffici può ignorare il beneficio che essi di fatto arrecano alle comunità più emarginate e distanti dalle sedi consolari, soprattutto nei paesi di maggiore estensione.
La mia risoluzione cerca di proporre solo alcune misure di buon senso, per altro affidate all’equilibrato intervento dell’amministrazione, per fare funzionare meglio qualcosa che già esiste ed è riconosciuto dalla legge, affinché dia risultati più soddisfacenti a beneficio dei connazionali e della stessa amministrazione. Affermare, dunque, che si sta cercando di subappaltare a privati funzioni dello Stato, quando la rete onoraria da decenni sta operando in termini di sommessa complementarietà rispetto alle (inadeguate) funzioni dello Stato, sulla base delle regole da esso stabilite, è pura farneticazione. Altrettanto farneticante è poi l’affermazione che chiedere qualche risorsa in più per il sostegno di questo servizio, ripeto gratuito, significhi cambiare la natura dell’istituto, visto che già da alcuni anni, rispetto ai circa 200.000 euro previsti in bilancio, il MAECI spende da 4 a cinque volte di più facendo spostamenti interni di bilancio, con operazioni burocratiche che comportano sottrazione di risorse ad altre finalità  e un nocivo ritardo nell’invio dei contributi.
Affrontare concretamente la situazione dei servizi ai connazionali all’estero, che la pandemia ha ulteriormente drammatizzato, comporterebbe uno sforzo comune e solidale di tutti i soggetti in campo, politici, sociali e istituzionali. Significherebbe abbandonare le casematte corporative e polemiche che ognuno si è costruito in modo autoreferenziale. Ma francamente non so quanta disponibilità vi sia in chi ogni giorno chiede disponibilità e sostegno agli altri e poi, nel momento del confronto, preferisce dedicarsi al cecchinaggio delle posizioni altrui, l’attività che sembra preferire.


On./Hon. Francesca La Marca, Ph.D.
Circoscrizione Estero, Ripartizione Nord e Centro America
Electoral College of North and Central America
Ufficio/Office – Roma, Piazza Campo Marzio, 42
Tel – (+39) 06 67 60 57 03
LinkedIn – Francesca La Marca
BUONA FESTA DELLA MAMMA

BUONA FESTA DELLA MAMMA

 

Essere  Mamma  è  un dono  bellissimo ! Viva  le Mamme che hanno donato la  Vita e insegnato ai  loro figli  ad amarla e ad apprezzarla ! Buona Festa della Mamma a tutte le Mamme del mondo !

Festeggiare la Mamma significa anche lavorare per politiche a favore della maternita’.
Nell’imminenza della Festa della Mamma voglio ricordare il ruolo importante che questa figura femminile ha nella società per il suo futuro e per il suo sviluppo a partire dalla cura dei bambini, il futuro della nostra società.

Per questa ragione, da mamma di tre figli, plaudo all’iniziativa di Forza Italia “Mamma è bello” ricordando che dobbiamo fare ancora tanti passi avanti per garantire una vera libertà alla maternità, affinché la donna sia libera di scegliere di essere mamma senza la paura di perdere il lavoro o di non avere sufficienti mezzi per accudire i figli.

Si tratta di una questione di civiltà ma anche di una scelta strategica per il futuro del nostro Paese che soffre il problema della denatalità.

Dobbiamo riconoscere anche sul piano istituzionale l’alto valore della maternità garantendo una adeguata armonizzazione tra i tempi lavorativi e i tempi della cura dei figli e sviluppando anche, sul piano politico, una cultura della maternità che diventi la base per uno sviluppo che sappia mettere al centro anche la insostituibile funzione generatrice e di cura della donna.

Un caro saluto,
Fucsia Nissoli Fitzgerald

WhatsApp +16464981292

INACCETTABILE ATTACCO DEL SINDACATO CONFSAL UNSA ALLA RETE DEI CONSOLI ONORARI NEL MONDO

Il comunicato che il Coordinamento esteri del sindacato CONFSAL UNSA ha emesso sulla risoluzione da me presentata sulla rete dei consolati onorari, attualmente all’esame della Commissione esteri della Camera, per il tono intimidatorio e per la totale deformazione delle finalità e del merito della risoluzione, rappresenta non un contributo alla discussione ma un atto intimidatorio e un tentativo di prevaricazione che respingo con sdegno e decisione.
Non è la prima volta che questo sindacato si costruisce strumentali bersagli di comodo, privi di obiettivo fondamento, allo scopo di alimentare la sua anima profondamente corporativa, anziché cercare un costruttivo dialogo e indispensabili alleanze a tutela dei giusti diritti di lavoratori che hanno molto dato alla rete dei servizi nel mondo e molto hanno ancora da avere.
Sono anni che non ho mancato occasione per ribadire che la situazione dei servizi ai connazionali sia diventata insostenibile e che sia indispensabile affrontarla riaprendo e incrementando i concorsi per il personale, sia di ruolo che a contratto, garantendo fino in fondo i diritti a chi vi lavora e assicurando retribuzioni dignitose, soprattutto al personale a contratto.
Queste posizioni le ho ribadite, ad esempio, quando ho avuto l’onore di fare a nome dei deputati del Gruppo PD la dichiarazione favorevole di voto sulla Proposta di legge Ciprini 1027-A/R come risulta dal verbale della seduta ad essa dedicata (link). In più, proprio in occasione dell’ultima legge di bilancio è stato approvato un emendamento a mia prima firma per l’assunzione di 80 nuovi contrattisti, che per quanto ancora limitato, rappresenta un passo coerente nella giusta direzione.
Ancora, nell’incontro diretto con il Ministro Di Maio, che ho avuto dopo la formazione del nuovo governo, la prima cosa che ho chiesto è stata quella di inserire l’amministrazione all’estero e la digitalizzazione del sistema dei servizi nei progetti di riforma della pubblica amministrazione e dello sviluppo digitale che questo governo persegue, come risulta dai comunicati pubblicati nell’occasione.
Mi è ben chiaro, dunque, senza le acide e inutili lezioncine del sindacato CONFSAL UNSA, quanto complessa sia la situazione di un’adeguata riorganizzazione dei servizi consolari e quanto profonda sia la prospettiva di una riforma capace di restringere la forbice tra la severa contrazione del personale e il costante aumento della domanda di servizio da parte della comunità di cittadinanza italiana nel mondo. Così chiaro che l’ho scritto nelle premesse della stessa risoluzione.
In questo quadro articolato e, ripeto molto complesso, vi è poi la situazione della rete onoraria, che rappresenta un tassello, certamente minore, del sistema.
I consoli onorari svolgono una funzione prevista dalla normativa internazionale e dall’ordinamento italiano e lo fanno a titolo gratuito. Solo chi non conosce nulla di ciò che avviene oltre le mura degli uffici può ignorare il beneficio che essi di fatto arrecano alle comunità più emarginate e distanti dalle sedi consolari, soprattutto nei paesi di maggiore estensione.
La mia risoluzione cerca di proporre solo alcune misure di buon senso, per altro affidate all’equilibrato intervento dell’amministrazione, per fare funzionare meglio qualcosa che già esiste ed è riconosciuto dalla legge, affinché dia risultati più soddisfacenti a beneficio dei connazionali e della stessa amministrazione. Affermare, dunque, che si sta cercando di subappaltare a privati funzioni dello Stato, quando la rete onoraria da decenni sta operando in termini di sommessa complementarietà rispetto alle (inadeguate) funzioni dello Stato, sulla base delle regole da esso stabilite, è pura farneticazione. Altrettanto farneticante è poi l’affermazione che chiedere qualche risorsa in più per il sostegno di questo servizio, ripeto gratuito, significhi cambiare la natura dell’istituto, visto che già da alcuni anni, rispetto ai circa 200.000 euro previsti in bilancio, il MAECI spende da 4 a cinque volte di più facendo spostamenti interni di bilancio, con operazioni burocratiche che comportano sottrazione di risorse ad altre finalità  e un nocivo ritardo nell’invio dei contributi.
Affrontare concretamente la situazione dei servizi ai connazionali all’estero, che la pandemia ha ulteriormente drammatizzato, comporterebbe uno sforzo comune e solidale di tutti i soggetti in campo, politici, sociali e istituzionali. Significherebbe abbandonare le casematte corporative e polemiche che ognuno si è costruito in modo autoreferenziale. Ma francamente non so quanta disponibilità vi sia in chi ogni giorno chiede disponibilità e sostegno agli altri e poi, nel momento del confronto, preferisce dedicarsi al cecchinaggio delle posizioni altrui, l’attività che sembra preferire.


On./Hon. Francesca La Marca, Ph.D.
Circoscrizione Estero, Ripartizione Nord e Centro America
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